Piccoli produttori indiani d’America

aferrioSe non ci fosse stato Slow Food, oggi sarei operaio alla Ferrero, giuro. Angelo Ferrio produce arneis, barbera, nebbiolo, roero a Canale. Lo fa con l’orgoglio contadino di chi ha orari zingari tra la vigna e la cantina. Eppure oggi è venuto meno l’entusiasmo, ed è successo così, dalla notte alla mattina. E se i giornalisti, e anche quelli di Slow Food, non riescono a spiegarlo alla gente che il vino fatto bene ha un prezzo, il rischio che corriamo è l’estinzione dei contadini-vignaioli.

Fino al ’94 noi vendevamo il vino sfuso, e l’80% del fatturato lo facevamo con un paese solo, Giaveno. Non ti so dire come mai, venivano giù una volta l’anno, gli zii, i cugini e gli amici di Giaveno tutti insieme, e compravano damigiane fino a che non erano tutti fradici. Poi Slow Food ci ha spiegato che c’era un mercato per i piccoli vignaioli e ci ha motivato a investire nella tecnologia e nella cantina. Ma adesso vedo che tornano i pezzi grossi, fanno cinquemila bottiglie di vino magari migliore del mio e 6 milioni di bottiglie di altro, che o è chimica o è uva che viene da chissà dove. Perché tirassimo su un muro ermetico sui bordi del Piemonte, vorrei vedere dov’è l’esubero.

Quando c’è stato lo scandalo del metanolo, noi piccoli produttori abbiamo avuto pietà dei morti ma esultavamo, perché finalmente veniva fuori la verità. Ma guarda che oggi siamo di nuovo lì, hanno solo aggiustato meglio le dosi. E se non succede niente, i pezzi grossi ci compreranno noi piccoli produttori uno per uno, ci faranno fare la fine degli indiani d’America.

L’olio migliore del mondo

bibozL’olio che trovi in giro, al supermercato, è fatto da imbottigliatori, non da produttori, il prodotto è un assemblaggio. Nel mondo dei produttori d’olio c’è  molto dilettantismo, siccome è genuino ognuno è convinto che il suo è l’olio migliore del mondo. Puoi dirgli che sua madre è una zoccola, ma non che il suo olio ha dei difetti.

Bibo Zamparelli è un piccolo produttore di olio (10 ettari) nella sua azienda di Cerreto Sannita, nel Beneventano, a 300 metri d’altezza. Produce 3 tipi di olio, un blended alla maniera tradizionale e due monovarietali.

Anch’io all’inizio ero convinto che il mio fosse l’olio migliore del mondo, me lo dicevano tutti gli amici. Fino a quando, per caso, ho incontrato un assaggiatore professionale. Alla riunione di una ventina di produttori locali in cui dava i risultati dei suoi assaggi, volevano linciarlo. Me ne andai con la coda tra le gambe per il giudizio sul mio olio e cominciai a studiare come migliorarmi.

Per due anni ho sperimentato con i monovarietali e con la tecnologia del frantoio. Oggi faccio da riferimento anche per altri produttori, che al frantoio dicono – Mi faccia l’olio come Zamparelli -. Ogni anno ricevo qualche premio, che fa bella mostra di sè al frantoio. E’ anche per questo che mi lasciano abbastanza iniziativa da manovrare le macchine a modo mio. Così sono uno dei pochi produttori di olio che ha un controllo su tutto il ciclo di produzione.

Dogliani

pboschisPaolo Boschis insieme al papà Mario produce dolcetto di Dogliani, ma anche Freisa, Grignolino, Barbera e un Sauvignon in purezza di cui dicono un gran bene. Le vigne sono al limite della zona doc del dolcetto, a 500 metri d’altezza. Il dolcetto Vigna dei Prey è stato premiato da diverse guide per il rapporto qualità-prezzo.

Il 2005 sarà ricordato come un’annata normale. Gli ultimi venti giorni prima della vendemmia non sono stati buoni. Il dolcetto è all’altezza del 2004 e 2003 per il naso – non senti la frutta matura, ma senti la rosa e la ciliegia – come corpo invece non ha la potenza delle annate precedenti.

Forse non tutto il male verrà per nuocere, perché sembra che il gusto stia cambiando verso vini più semplici. C’entra anche il prezzo, ma in effetti per avvicinare un territorio forse è bene non cominciare dai vini più complessi.

Il dolcetto di Dogliani sta per diventare docg, con la denominazione Dogliani. C’è stata discussione su questo punto, non tutti erano convinti che separare il vitigno dal territorio fosse una buona cosa – chi esporta per esempio teme che nascano equivoci. I grossi – tieni presente che l’80% del mercato del dolcetto di Dogliani è fatto da Gilardi di Farigliano e dalla cantina sociale di Clavesana – i grossi dicevo volevano che tutto il dolcetto di Dogliani doc passasse a docg, ma alla fine ha vinto la posizione dei piccoli produttori, che il docg coinvolgesse solo le vigne migliori, con delle rese più basse e l’obbligo dell’invecchiamento di un anno.